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27 ottobre 2017 - Ormai quasi tutti conoscono Consip e la sua “mission”, quella di rendere più efficiente e trasparente l'utilizzo delle risorse pubbliche, fornendo alle amministrazioni strumenti per gestire i propri acquisti e stimolando le imprese al confronto competitivo con il sistema pubblico.

Tra i nostri obiettivi vi è, quindi, quello di contribuire alla riqualificazione della spesa pubblica, che da tanti anni tiene sotto pressione i conti nazionali, ma il raggiungimento di questa finalità, spesso, viene messo in discussione da una parte del mercato della fornitura.

Quello che pochi sanno, infatti, è che nel periodo 2012-2017 (dati al 30 settembre 2017), sono stati notificati a Consip 547 ricorsi relativi a gare, di cui 190 risultano alla data ancora pendenti. In altri termini, il 35% delle “questioni” sollevate dagli operatori economici devono essere ancora risolte.

 

Le iniziative con maggior numero di contenziosi sono concentrate nei settori “pulizia e facility management”, “ict”, “rifiuti”, “servizi energetici”, dove 93 ricorrenti hanno presentato 225 ricorsi dei 547 totali (i restanti 172 ricorrenti hanno presentato 322 ricorsi).

 

Ambito merceologico
Totale
controversie
Totale
ricorrenti
Servizi di pulizia e facility management 89 38
Servizi energetici agli immobilli e al territorio 45 18
Servizi Ict 33 17
Smaltimento rifiuti 33 11
Servizi in ambito sanitario 25 9
Altri ambiti 322 172
Totale 547 265
   Informazione già pubblicata ai sensi del D.Lgs. 33/2013 nella sezione Trasparenza del sito Consip

 

Tuttavia, crediamo di fare bene il nostro lavoro e questo ci viene riconosciuto dalla giustizia amministrativa: abbiamo un percentuale di successo nei “ricorsi passati in giudicato” del 75%. In altri termini, 3 pronunce su 4 si sono risolte con esito positivo per Consip.

 

Ma per tradurre tutti questi numeri in pratica, cosa vuol dire “contenzioso” per una stazione appaltante come Consip e, soprattutto, quali impatti ha sull’economia reale?

Una semplice equazione… “più contenzioso” = “meno contratti” = “amministrazioni che non acquistano” = “imprese che non vendono”… tutto questo, secondo i nostri calcoli, tiene bloccati 2,6 miliardi di possibili transazioni commerciali tra amministrazioni e imprese!! Lo 0,2% del Pil nazionale.

Ma non solo questo. Anche maggiori costi per lo Stato per ritardi e diseconomie di sistema (il tempo medio per la definizione dei ricorsi è di circa 14 mesi), minore conformità alla disciplina vigente per effetto delle (conseguenti) proroghe tecniche, servizi meno efficienti per i cittadini.

 

Come si può migliorare questa situazione e far sì che i soldi pubblici - i nostri soldi, perché provengono dalle imposte che paghiamo - vengano spesi meglio e in maniera più efficiente?

  • Pensando a una collaborazione piena, fattiva e costruttiva del mondo imprenditoriale (e con il sostegno imprescindibile delle associazioni di rappresentanza)
  • Chiedendo fiducia sul nostro lavoro: non abbiamo la pretesa di essere perfetti, ma, al meglio delle nostre possibilità, operiamo per essere nel giusto.

Da parte nostra, ci impegniamo a trovare nuove modalità di lavoro - coerenti con la disciplina degli appalti pubblici - che consentano di incrementare la “produzione di gare”, riducendo i tempi di esecuzione e dando più opportunità di partecipazione alle imprese.